La virata dello squalo

La chiamano “opzione nucleare”, ne discutono tutti tranne che Rupert Murdoch, perché è una di quelle questioni che il tycoon australiano liquiderebbe in un paio di secondi: non se ne parla nemmeno. Ma questi non sono tempi normali, l’emergenza dello scandalo delle intercettazioni illegali nel Regno Unito sta mettendo sotto pressione l’intero impero mediatico, ora tutto è possibile. Compreso abbandonare la conquista di BSkyB, per la quale il gruppo aveva dispiegato tutta la sua potenza di fuoco, ma ormai la faccenda era diventata radioattiva.
5 AGO 20
Immagine di La virata dello squalo
Molte fonti dicono che il gruppo ci sta pensando, anche se ancora non si sa che cosa voglia fare il grande capo, che finora si è espresso soltanto per difendere i suoi manager, anzi la sua manager, Rebekah Brooks (i commentatori inglesi stanno scomodando Shakespeare per mostrare a Murdoch gli effetti nefasti “dell’amore cieco”, quello che lui ha per la capa di News International, la “sua priorità”, l’unica non sacrificabile, a costo di chiudere tutte le redazioni del Regno Unito). Ma ormai sono state istruite cinque inchieste per valutare le responsabilità del gruppo nella pratica delle intercettazioni illegali, e se si apre la sesta sono guai.
La sesta è quella americana, richiesta dal senatore democratico della West Virginia, Jay Rockefeller, che ha detto che bisogna verificare se i media di News Corp. abbiano anche spiato i telefoni dei parenti delle vittime dell’11 settembre. Questa sarebbe soltanto la breccia dentro a un groviglio di teorie secondo le quali Murdoch ha utilizzato i suoi media per manipolare telefoni e politici in modo da intrufolarsi nelle maglie più sensibili del sistema, quelle legate all’antiterrorismo (laddove i confini con la privacy sono più labili), arrivando a mettere a repentaglio la sicurezza nazionale. Quali che siano le responsabilità del gruppo – con tutte queste inchieste, qualcosa di certo sarà svelato –, ieri gli esperti chiedevano: Murdoch ha abbandonato il takeover di BSkyB sotto la pressione del Parlamento britannico o del Senato americano? Questa seconda ipotesi è la più problematica, perché anche la Sec potrebbe decidere di aprire un’inchiesta e lo scandalo assumerebbe dimensioni ingestibili – è il motivo per cui Fox News, ammiraglia del gruppo negli Stati Uniti, fa finta che non ci sia una crisi, non ne parla.
E’ ufficialmente scoccata l’ora della vendetta. Il re è debole, molti si sistemano sulla riva del fiume. A Londra, Ed Miliband, capo del Labour, ha trovato per la prima volta da quando è stato eletto spazio nei cuori degli inglesi, capitanando una campagna molto efficace contro Murdoch. A Washington non è un mistero che la Casa Bianca abbia patito la ferocia con cui le tv di Murdoch hanno criticato l’Amministrazione – il presidente Barack Obama fece esternazioni pubbliche, disse che Fox News era “distruttiva”, mentre in quella serata di grazia alla cena con i corrispondenti della Casa Bianca, la sera prima dell’annuncio della morte di Bin Laden, prese parecchio in giro la tv murdocchiana – e tutti si stanno schierando per cavalcare l’onda contro lo squalo.
La rivincita potrebbe essere all’inizio, dicono molti esperti, che cercano di capire se Murdoch possa finire in galera e intanto fiutano indizi per svelare lo stato della crisi. Così, mentre tutti sostengono che l’erede sarebbe un signore dai baffi leggendari, Chase Carey (o il potente Roger Ailes, che già fece fuori Lachlan Murdoch); mentre l’uomo forte a New York, Les Hinton, deve rendere conto del suo operato quando era a Londra (Tina Brown scrive: “Bye-bye, Les”), molti insinuano: perché Wendi, moglie di Murdoch, non è arrivata a Londra con lui? Era a Los Angeles a presentare un film prodotto da lei – “Mentre Roma brucia”.